Tutti i portali sì, tutti i portali no.
giugno 12th, 2010

Da quando l’xml ha preso piede nel trasferimento di contenuti anche nel nostro campo, i portali hanno cominciato in modo più o meno organizzato a condividere i contenuti.

Quindi anche i portali a pagamento, per agevolare la diffusione degli annunci, esportano i nostri annunci su portali “minori” o “specializzati”, fatti apposta per agevolare la penetrazione nel target di riferimento.

Poi i gestionali, vista al domanda, hanno cominciato a proporre come “surplus” dei loro servizi: “carichiamo oltre 100 portali!” si legge su molti slogan dei prodotti gestionali web based.

Siamo proprio AI, si continua a fare gli stessi sbagli di continuo.

Innanzi tutto, su internet, la reperibilità non è a rischio, non è come un locale o una vetrina, dove devi richiamare la gente affinché venga FISICAMENTE da te, il “sito” è potenzialmente raggiungibile da tutti con il medesimo sforzo.

Per farceli arrivare non devi mettere le tue riviste di annunci dovunque come si fa con il cartaceo, devi semmai indicare a tutti dove sono i tuoi annunci: sembra la stessa cosa, non lo è.

Chiaro che io devo diffondere un messaggio il più possibile in ogni luogo possibile per avere la maggiore possibilità che arrivi al potenziale interessato, in nome di questo principio il diffondere apparentemente paga.

Ma ci sono anche delle dinamiche che dovrebbero venir messe in conto, come il prestigio e la referenzialità di un servizio.

Nell’immaginario della gente, l’agenzia immobiliare null’altro fa oltre mettere un annuncio su internet e poi pretendere dei soldi per questo.

Chiaro che non è così,  chiaro che il cliente spesso se ne rende conto quando affronta la trattativa con l’ausilio dell’Agente Immobiliare.

Resta il fatto che una politica di diffusione selvaggia dei nostri contenuti, mischiata a contenuti che  spesso hanno meno valore sminuisce il nostro operato.

Mi spiego meglio con un esempio.

Esistono colleghi che, spacciandosi per privati, mettono cartelli “vendesi” sugli immobili come i privati, senza segni di riconoscimento, al fine di farsi chiamare “di più” perché il cliente pensa di aver a che fare con un privato.

La pratica in se ha tre affermazioni negative implicite:

1) I mezzi dei privati sono migliori di quelli delle agenzie.

2) Gli agenti immobiliari usano sotterfugi per attirare la clientela

3) Chi me lo fa fare di pagare gente che usa gli stessi miei mezzi per giungere a conclusione di un affare.

La stessa cosa accade con i portali.

Ci sono portali a pagamento e portali gratuiti.

Nei portali a pagamento, tutti paghiamo, anche i privati che mettono gli  annunci.

Quindi il numero dei privati che mettono annunci è limitato e regolato, perché nessuno paga se non ha una resa, in termini di contatti e sopratutto smette se non vede convenienza.

Quindi un privato che mette un annuncio nei portali a pagamento, paga, e spera di poter fare da se, risparmiando, cosa assolutamente lecita.

Di solito, il confronto con gli annunci presenti nel portale è inclemente per l’annuncio del privato, che spesso ha la presunzione di poter valutare il proprio immobile secondo i propri parametri, a vantaggio dell’offerta “ponderata” delle agenzie, quando addirittura è convinto di saper vendere e promuovere il proprio immobile meglio di chiunque.

Chiaro che anche nelle offerte delle agenzie esistono coloro  che invece di vender casa vogliono vincere la lotteria, ma in una realtà come il portale a pagamento questo confronto è molto più evidente che in quelli gratuiti, salta all’occhio con facilità, per semplice confronto numerico: molto più facile vedere che un immobile è fuori prezzo se puoi affiancarci 200 annunci della stessa tipologia e zona che dimostrano prezzi mediamente inferiori. Ma questo è un principio che non vale sempre, ho voluto proporlo solo come osservazione misurabile molte volte, in queste casistiche.

Inoltre, la facilità con il quale le informazioni da noi raggruppate e raccolte, frutto di una parte del duro lavoro quotidiano, vengono messe alla portata di tutti in tutti i posti del web, rende ancor minore il valore percepito dell’informazione e del lavoro che è stato fatto per procurarla, facendo dimenticare ancora di più il lavoro che c’è a monte e a valle della semplice visione di un annuncio e della visita all’immobile.

Il processo mentale che si instaura nel cliente è lo stesso del cartello sopra:

“queste agenzie usano gli stessi portali gratuiti che uso io, e vogliono pure i soldi”.

Chiaro che il processo mentale è di comodo e poco fondato, ma solo per chi conosce realmente l’opera degli AI (quando è ben portata avanti), gli altri si lasciano andare facilmente al luogo comune.

Questo aiuta a alimentare il sentiment, opportunistico e spesso immotivato, del “perché ti devo dare tutti questi soldi”?

Cosa fare dunque?

Cominciamo a far capire la differenza tra chi le informazioni le cura e le assembla, rendendole disponibili SOLO negli spazi a pagamento.

Questo avrebbe effetti immediatamente positivi sulla percezione del servizio agenzia, a partire dal primo contatto: l’annuncio.

Se vuoi vedere gli immobili ce sono curati da agenzie vai sui portali a pagamento o al massimo ci arrivi da portali aggregatori (vedi trovit o gohome), che però poi LINKANO direttamente all’annuncio.

Il resto va lasciato a se, a meno che non proponga chiaramente una politica di non accettazione degli annunci dei privati.

Il privato che mette l’annuncio sul portale gratuito, spesso, porta danno a se stesso, mettendolo e non curandolo più, se lo ritrova diffuso nella rete e poi magari ha fatto mettere in pubblicità l’immobile dalle agenzie, a prezzo superiore, pensando che se lo vende da solo risparmia.

La trattativa non è contemplata dai privati, questi fanno un conto semplice:

“io voglio 100 puliti, se pago l’agenzia sono 102-103mila, chiedo 110mila con agenzia, compreso trattabilità di 5mila euro, e chiedo 100 arrivabili a 100 per conto mio, visto che anche chi compra risparmia me li da alla grande”.

insomma fanno i conto con i soldi dell’agenzia, come se questi fossero moneta spendibile :D

Poi però l’immobile viene visto dall’agenzia a 110k e dal privato a 100k quindi succede che il compratore o pensa che l’agente sia un ladro o, se è intelligente e comprende le dinamiche del mercato immobiliare, va dall’agente e offre 90.

Così poi il privato chiuderà a 95k se gli va bene, pagherà la provvigione o se va male perderà il cliente per problemi vari che possono venir fuori da queste situazioni (leggi scavalchi ecc. motivati da sospetti e convenienti ragionamenti auto giustificanti :D )…

Senza i nostri contenuti, i portali gratuiti avranno da mostrare Solo gli annunci dei privati…

Capite la differenza?

Sapete quanto sarebbe rivalutato immediatamente,a  livello di percezione, il lavoro di promozione dell’immobile fatto dalle agenzie?

Senza contare che la diffusione selvaggia, invece di divenire efficace, disgrega e frammenta lo sforzo comunicativo.

La prova è nelle stesse richieste che vi arrivano, confrontatele, vedrete che molte vi arrivano dallo stesso cliente , da diversi portali, lo stesso giorno o quasi.

Quindi, perché frammentare e mischiare uno dei nostri valori aggiunti (la scelta che offriamo) a quella che offrono senza alcuna professionalità (i privati) ne pretesa di averla (sono privati!) mettendole sullo stesso piano?

Ripeto: ragionare su internet come si fa con la carta stampata porta a strafalcioni dannosi.

Ho detto.

Rinnovamento.
giugno 8th, 2010

Mi capita, talvolta, di sentir parlare di “regole” sul cosa dire e cosa non dire, come comunicare con la gente in modo corretto.

Chiaramente queste regole esistono in alcune realtà,  penso alle aziende ad esempio, dove infatti trovi contratti con clausole che la persona assunta sottoscrive, accettando l’obbligo di non diffondere notizie che possano danneggiare l’azienda.

In pratica, per ogni cosa, ogni parere, devi prima avere il “benestare”.

In questi casi, al di là di quello che se ne possa pensare, esiste una logica condivisibile, si pensi allo spionaggio industriale, alla diffusione alla concorrenza del know how dell’azienda…

Quindi l’azienda, al fine di proteggere se stessa (e quindi i lavoratori al suo interno) fa sottoscrivere a coloro che PAGA, questo tipo di accordi e patti di non concorrenza.

Ci sono poi persone che donano il proprio tempo a cause sociali o comunque per altre persone.

Magari attraverso la politica.

Non parlo di quelli che occupano posizioni dirigenziali retribuite, che esistono anche nei partiti o nei sindacati, e non parlo nemmeno dei dipendenti di questi partiti o sindacati.

Parlo di quelli che, volontariamente, offrono la loro opera per il bene di tutti (almeno in teoria).

Magari queste persone si sono distinte perchè hanno fatto, di loro iniziativa, alcune cose per la comunità che si sono messi in testa di rappresentare, con il bene placido dei rappresentati.

Magari sono da tempo nel partito, e hanno concretamente realizzato cose utili per i loro rappresentati, tangibili.

In un partito esistono le correnti, come nei sindacati, esistono pareri che tendono a visioni diverse, a forme finali diverse.

Si chiama democrazia.

In un partito o in un sindacato, non si può chedere un allineamento totale, perchè il fine non è il reddito, ma la rappresentanza.

Per sapere se rappresenti qualcuno, ti ci devi confrontare, di continuo.

Il confronto, lo dice la parola, è la contrapposizione di pareri e soluzioni, anche passionale.

Poi c’è la presunzione di rappresentanza:

Se ti danno il voto a gennaio sulla base di quello che gli proponi (e anche sulla base delle indicazioni di voto, che spesso pregiudicano la libera scelta consapevole) e a marzo fai alcune cose che non avevi detto, chi ti ha asuo tempo votato potrebbe cambiare idea su quello che dici, fai, o prometti… sarebbe giusto quindi non dire sono stato eletto, è giusto forse nella forma, ma non nella sostanza: tu sei stato eletto per fare quello che hai detto, non per l’altro che aggiungi in seguito, quello necessita di verifica, e magari chi ti haappoggiato prima non ti appoggia più ma trovi nuovi sostenitori…

Quali i rimedi, qual’è la via giusta?

Non esistono scorciatoie, la politica ha i suoi tempi e le sue regole quando è sana.

Quando non lo è diventa autoritarismo, direi fascismo, tipico aziendale: il capo dice, gli altri eseguono.

In politica non potresti/dovresti farlo, il consenso va guadagnato giorno per giorno sul campo, il campo sono coloro che con te appartengono a quel partito o a quel sindacato…

Purtroppo è facile passare questo limite, sbagliare tra azienda e politica, tra democrazia e fascismo, tra prudenza e censura.

Come ti accorgi che stai sbagliando?

Non te ne accorgi, perchè probabilmente se fai qualcosa è perchè credi che sia giusto o conveniente.

Sono gli altri che se ne devono accorgere, e dirtelo.

Ma spesso la gente non parla, semplicemente, ti toglie i voti o le tessere.

Ricontandoli/e, puoi sapere quanto la tua politica ( o la politica della tua coalizione)  è gradita.

Se te ne accorgi troppo tardi… puoi sempre dire che non hanno capito e andare avanti per la tua strada.

Che ti frega, l’importante è che l’azienda vada avanti… ops mi sono confuso si parlava di politica?

Vabbè, cosa importa, questo è un blog personale, quindi mi posso permettere di dire anche cose strampalate.

O no?

Noi siamo internet. Le vostre peculiarità e tecnologie saranno assimilate. La resistenza è inutile.”
maggio 28th, 2010

Internet non perdona.

Internet non è una sola persona.

Internet non è arrestabile, controllabile, in uno stato di diritto, s’intende.

Non puoi interagire con internet se non sei parte di esso.

Non puoi mandare messaggi ad internet tramite internet per limitare internet.

Internet è la voce di migliaia di individui: è la voce di ognuno e non è la voce di nessuno di questi.

Internet amplifica le reazioni: fare la voce grossa con internet significa avere una risposta mille volte più potente, subdola, e insistente.

Internet non lo puoi controllare, puoi provare a ignorarlo ed ignorarlo, se non vuoi far parte di internet, è l’unica difesa che hai.

Internet comunque parlerà di cose che tu vorresti tacesse, perchè internet tiene conto di te e ti ignora nel contempo.

Se chiedi a un esperto di comunicazione su carta stampata come funziona internet avrai risposte che farai meglio a non applicare.

Internet lo devi cavalcare, lo devi vivere, o ignorare.

Internet non è bianco e nero, nemmeno grigio, internet è la somma di tutti i colori, macchie a caso su una tela grande quanto il mondo… pensi di poterla cancellare?

Internet è la più grande opera post-moderna, il più grande mezzo a disposizione della conoscenza umana che sia mai stato messo a nostra disposizione, se ti spaventa, puoi solo soccombere.

Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile.
maggio 27th, 2010

Stiamo frzzz.. riscontrando…szzvzz… bzzz….alcune interferenze… e fxzz distur..fzzz di varia na…fzz.ra.

bzz

Appena risolti tornere..zzaaasssvvvv.. bzz..nda.

:D

Praticantato nelle agenzie immobiliari: nuove regole cercasi.
maggio 4th, 2010

Una leggera e breve osservazione, un parere che ho già proposto in molte sedi.

Per far sì che il praticantato nelle agenzie immobiliari sia un praticantato rivolto alla formazione e non allo sfruttamento sistemico, si deve VIETARE l’accompagnatore agli immobili e limitare il numero di praticanti ad UNO per patentino/abilitazione/rea/ri che sarà.

Il resto sono palliativi messi su per dare una parvenza di regolamentazione, a favore dei soliti.

Cosa fanno le associazioni per gli agenti immobiliari?
maggio 3rd, 2010

Questa è una domanda che io stesso mi sono posto, spesso.

Pur essendo un “attivista” all’interno di una di esse, non sono mai stato un allineato (così mi dicono), sempre e comunque a cercare di far sentire la mia idea, ho “urlato” dalla rete molto del mio disagio e ho inondato il web di pareri e di lotte contro i mulini a vento (qualcuno l’ho vinta però, almeno la vittoria morale… o il “ve l’avevo detto!” ;) ).

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Perchè FIAIP dovrebbe rafforzare il Cercacasa.
maggio 3rd, 2010

FIAIP, a differenza delle altre federazioni, ha un portale federativo: www.cercacasa.it

Tale portale ha un principale difetto che spicca sugli altri: è invisibile ai motori di ricerca, pur avendo un Page Rank elevato da sempre (e prima contava qualcosa, oggi non conta così tanto per il traffico) non riesci a farlo comparire nella s.e.r.p. (la lista dei risultati che appare in un motore di ricerca dopo fatta la query, la domanda) nemmeno cercando a ritroso per decine di pagine. Read the rest of this entry »

Successo in amore.
aprile 30th, 2010

Le donne mi hanno sempre apprezzato: “Roberto, ci sono tanti cessi a giro, tu sei il migliore.”

Essere un dirigente FIAIP significa rinunciare alla propria identità?
aprile 28th, 2010

C’è sempre stata, da parte delle associazioni, una sorta di reticenza comunicativa, almeno io l’ho percepita, in anni di comunicazione on line attraverso le varie iniziative pro-categoria (almeno nell’intenzione) che mi sono macchiato di aver commesso… :mrgreen: Read the rest of this entry »

FIAIP: Tavolo di Consultazione Permanente.
aprile 26th, 2010

Il 23 e il 24 Aprile 2010, ci siamo riuniti tutti i delegati FIAIP di settore per raccoglierci attorno al costituendo “tavolo di consultazione permanente”, voluto dal VPN Annabella Covini.

Tale tavolo ha l’obiettivo di coordinare e raccogliere in modo permanente appunto, tutte le idee e i suggerimenti che arrivano dal territorio nazionale per poterle elaborare e valutare in modo organizzato ed efficace, spingendo anche i delegati regionali (noi) a una attività più intensa e fruttuosa possibile. Read the rest of this entry »