in Personalmente, ponzianismo

Le rivoluzioni: il flat hunter e altre amene favole.

Rivoluzione è una parola che può indicare una rottura col passato, un rinnovamento, ma nel caso degli agenti immobiliari (e anche di altri fenomeni sociali) questo non è proprio corretto, spesso rivoluzione altro non è che girare intorno a un centro di massa, un attrattore, ne rivendico quindi il significato che la parola “rivoluzione” assume in fisica, e queste “novità” non sono altro che ritorni o rielaborazioni di un passato, quando con una traiettoria ellittica lungo l’asse del tempo invece che dello spazio, si ritorna a presentare come novità l’acqua calda, rivestendola di nuovo, con pochi abbellimenti e accessori adatti al tempo in cui si torna a occupare la “stessa posizione” se analizziamo il punto di vista dell’attrattore.

Nel caso dell’agente immobiliare questo attrattore è l’interesse del cliente?

Il suo punto di vista?

Le sue esigenze?

No, purtroppo spesso è un altro.

Qual’è l’attrattore di cui parlo?

Ma semplice, è il guadagno, assicurarsi il guadagno, cercare la via più breve per il guadagno, assicurarsi fette di mercato anche in barba a tutto il possibile.

Spesso però tale attività finisce per creare due scontenti: il cliente e l’agente.

Attenzione, ciò è ampiamente lecito, per una attività imprenditoriale, ma non è affatto una novità, semmai è una normalssima conseguenza della concorrenza cieca, cioè di quella concorrenza che è il contrario di “cartello”.

Il cartello è una cosa che in economia non va fatto, si sfocia perfino nel reato, ma ci sono cose su cui si potrebbe raggiungere accordi di cooperazione precisi senza intaccare gli interessi dei clienti,anzi, arrivando a tutelarli in conseguenza di una maggiore efficienza nel servizio (ma qui si torna ai temi miei soliti e… non ne ho voglia adesso né io né voi).

invece accade che, attratti dal centro di massa chiamato “sestessi” gli agenti cercano risoluzioni inventando “rivoluzioni” per rimanere sempre allo stesso punto: cercare le soluzioni nella chiusura di piccoli recinti invece che cercare di allargarli per lavorare meglio tutti.

Il flat-hunter ha senso in un mercato evoluto dove gli agenti hanno portafogli in condivisione, a quel punto il flat hunter ha senso di esistere, con il suo mandato alla ricerca, esclusivo, meglio se con compenso che riceverà a prescindere e qualche ristorno provvigionale… il flat-hunter non ha diritto alla provvigione, a mio parere, in quanto non media nulla. Procaccia semmai. Un puro mandatario insomma.

Il flat-hunter è quello che fa normalmente ogni agente col suo portafoglio: chiaramente l’agente, essendo umano, farà cernita e si concentrerà via via solo su una parte di essi, secondo il suo istinto, per capire chi sia motivato all’acquisto, o a chi proporre determinati immobili o cercarne altri, nel fare questo qualche cliente scontento ce l’ha… il flat-hunter dovrebbe quindi farne meno di clienti scontenti n teoria, concentrandosi su un esiguo numero di acquirenti “certificati” (e sarà interessante vedere come si certifica l’intenzione all’acquisto).

Quindi alcuni avranno già il servizio di flat-hunter, nella normale e “sorpassata” agenzia, altri acquirenti invece verranno messi (da quell’agente) in secondo piano, ecco perchè l’idea del flat-hunter parrebbe reggere.

Il flat-hunter per come lo si propone oggi in giro mi pare però, sinceramente, solo l’ennesima operazione, scorciatoia, che fa l’agente immobiliare per “chiudere” il cliente, spesso a totale suo vantaggio, perchè senza una organizzazione di categoria, la sua opera sarà limitata dalla mancanza di reperibilità degli immobili, dalla non volontà di collaborazione dei colleghi, dalla difficoltà di reperire incarico esclusivo alla ricerca e di garantirlo ai propri partners… ma l’idea in se non è male (e nemmeno nuova, ma è realtà in mercati evoluti appunto), solo che come al solito non vedo molto curate le esigenze del cliente, in quanto è palese che il cliente non starà con le mani in mano a attendere che il “flat-hunter” proponga case… c’è una componente personale nella ricerca che non va dimenticata… quindi alla fine il bluff potrebbe esser visto…

Quindi a prescindere dal fatto che in italia manca il presupposto “categoria”, inteso come insieme di persone che gestiscono un portafoglio comune di risorse facendosi concorrenza invece su altri fronti (servizio, marketing, pubblicità, differenziazioni, specializzazioni), il che non è poco visto che sarebbe il presupposto fondante della efficacia del “flat-hunter”, c’è anche da considerare l’atavica cultura dell’italiano di arrangiarsi da se… 😉

Il flat-hunter quindi si presentarà come “professionista al fianco del cliente”? (l’ho già sentita)

In toscana ogni cliente ha il geometra personale che fa le verifiche, cosa se ne fa di un altro “professionista” dopo, sei inutile, una volt ache hai “hunteratoilflat”…. diventi mediatore? resti mandatario? Ti metti in contrasto con l’agente che ti ha trovato la casa o che l’aveva in portafoglio? E la prossima volta che fai se la casa ce l’ha lui? Sarà ancora collaborativo?

Se il flat hunter avesse una mls o facesse parte di una categoria matura non avrebbe questi problemi ma si parla dell’italia….

Il flat-hunter che ha senso, per me, è quello che lavora in un circuito mls ben piazzato, altrimenti, meglio evitarlo.

E non parlo delle mls commerciali… parlo di circuiti mls maturi, con gente che sa cosa significa condividere e lo fa a modo.

L’idea del servizio personalizzato (e quindi limitato a pochi clienti, pochi) va benissimo, ma non è il rimedio, ne l’evoluzione in italia, semmai può rivelarsi l’ennesimo problema in un sistema caotico, con tutti i difetti, anzi con difetti ancora maggiori di quelli che ha l’incarico in esclusiva per la vendita di un immobile.

Come si comporterà infatti il flat-hunter quando l’immobile sarà di una agenzia non collaborativa? E se l’immobile è quello giusto? E se l’immobile se lo è trovato da solo il cliente curiosando al bar su una rivista?

inoltre è risaputo che non tutti gli annunci finiscono su internet o le riviste, molti buoni affari sono “nascosti”, a volte per volontà del proprietario, nei portafogli delle agenzie… il flat-hunter cosa farà in italia? telefonerà agli agenti proponendo ottimi clienti referenziati? E quanto questo rallenterà il lavoro? Come farà a avere conoscenza del mercato in mancanza di un circuito mls che si possa definire tale?

Alcune soluzioni ci sono, commerciali, come casashare.it ma non sono per tutti avendo licenze ridotte per comune, quindi che rivoluzione è?

Alla fine il servizio personalizzato, non si rivelerà in un limite molto scomodo per il cliente?

LA vera rivoluzione sarebbe invece il “purchaser-for-sure-hunter”, in questa fase, ma credo sia una figura che avrà difficoltà a nascere, il flat-hunter per come lo si propone, cioè una panacea invece di un normale servizio, mi sa di ennesimo bluff, che vedrò con piacere.

Ai posteri e al tempo le risposte.

Alla prossima rivoluzione.

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Commento

  1. Premesso che di questo mestiere (il flat hunter) io ci vivo, caro Roberto, trovo che questo tuo post sia pieno pieno di errori.
    Ti segnalo di seguito le tue affermazioni più insensate facendole seguire a delle mie brevi risposte.
    1) (Roberto dice) Il flat-hunter ha senso in un mercato evoluto dove gli agenti hanno portafogli in condivisione.
    (Luigi risponde) Perché per una certa parte della clientela abbia senso il servizio di flat hunting non serve assolutamente che vi siano portafogli in condivisione ma piuttosto un mercato confuso e di difficile consultazione come lo è quello immobiliare nelle città di medie e grandi dimensioni.
    2) (Roberto dice) il flat-hunter non ha diritto alla provvigione in quanto non media ma procaccia.
    (Luigi risponde) Stai confondendo il flat hunter con il segnalatore. Io come flat hunter prima cerco l’immobile e poi lo intermedio. Ed è per questo che prendo una provvigione più alta rispetto a quella delle agenzie immobiliari tradizionali.
    3) (Robewrto dice) Il flat-hunter fa quello che fa normalmente ogni agente
    (Luigi risponde) Baggianata. La mia operatività è per diversi aspetti OPPOSTA a quella che svolgevo quando vendevo immobili
    4) (Roberto dice) senza una organizzazione di categoria, l’opera del flat hunter sarà limitata dalla mancanza di reperibilità degli immobili
    (Luigi risponde) Ho sviluppato un metodo che mi permette di collaborare con TUTTE le agenzie, anche quelle che di solito non collaborano. A Bologna (e provincia) su 650 agenzie e su 5 anni di attività non ho mai avuto problemi di sorta. Basta pagarle.
    5) (Roberto dice)…è palese che il cliente non starà con le mani in mano a attendere che il “flat-hunter” gli proponga case
    (Luigi risponde) Il mio cliente DEVE essere contento di smettere di cercare, altrimenti non è un mio cliente
    6) (Roberto dice) Ironizzi sul fatto che il flat-hunter si presenta come “professionista al fianco del cliente”
    (Luigi risponde) Lavoro solo per il compratore, PRENDO SOLDI SOLO DAL COMPRATORE e non prendo anticipi di nessun tipo. Ci puoi giurare che sono al suo fianco e ci puoi scommettere che il mio ruolo è chiaro. Molto di più di un mediatore che prende soldi da parti con interessi contrapposti .
    7) (Roberto dice) ….inoltre è risaputo che non tutti gli annunci finiscono su internet o le riviste, molti buoni affari sono “nascosti”….
    (Luigi risponde) Il mediatore tradizionale offre al compratore le case che ha in portafoglio. Al massimo gli porpone anche quelle dei colleghi con cui collabora. Non ho mai sentito di un mediatore che ogni mattina vada (come me) a fare acquisizione nella zona dove sta cercando il compratore. Ogni giorno per 60 giorni. La metà delle case che intermedio sono in collaborazione con altre agenzie, l’altra metà direttamente dai proprietari.

    Vorrei sapere sulla base di cosa hai scritto questo articolo.
    Hai intervistato dei clienti che si sono rivolti a dei flat hunter e nei hai rilevato l’insoddisfazione?
    Hai fatto questo mestiere per un periodo e ne ha personalmente testato l’inuitlità?
    Hai raccolto le confessioni di Home Hunters pentiti?

    Mi è capitato diverse volte di leggerti e ho trovato interessanti le tue opinioni spesso “fuori dal coro”.
    Ma stavolta fidati l’hai fatta “fuori dal vaso”.
    Che è diverso.

    • Capita a tutti di farla fuori dal vaso.

      A me il lavoro ha insegnato che il 60% delle volte il cliente NON compra dove dice di voler comprare e ancora di più spesso compra qualcosa che aveva escluso.

      Chiaro che ci sarà chi fa o vorrebbe fare il flat hunter davvero, ma a me tutta questa voglia di diventarlo di gente che fino a ieri lavorava con il venditore in testa…

      Come ho scritto l’articolo? Con la tastiera, è una opinione non il vangelo, pensi che quando scriviamo qualcosa cambiamo la realtà?

      Poi, permettimi, io parlo in generale, tu personalizzi dimensionando tutto su te stesso… 😉

      CI sarebbe da discutere sul cosa intendevo dire ma non è di mia importanza l’argomento (ho detto tutto quello che ne penso sopra), in quanto non c’è alcuna innovazione (figura vecchia altrove, ma basata appunto su altri strumenti), al di la della personale efficienza (che ci può essere eccome) o inefficienza del singolo, non essendoci un sistema sul quale appoggiare la figura (ancora).

      A ognuno il suo, il tempo da sempre le risposte.

      Buon anno.